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OverLeft n*3, autunno 2011 PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

a cura della redazione

Zuccotti Park a New York, mentre viene scritta questa presentazione del nuovo numero di Overleft, è ancora presidiato dai militanti del movimento Occupy Wall Street. Stanno discutendo di un documento di cui si conosce il titolo:Foto di Silvio Pacillo Nuovo statuto economico del Popolo Americano che verrà reso pubblico, nella stesura definitiva, solo alla fine di novembre. Ma dei diciannove punti contenuti nella bozza di discussione si sa già qualche cosa: blocco degli aiuti agli istituti bancari, tassa sulle transazioni finanziarie, forti investimenti nelle infrastrutture, sviluppo centrato solo sull'energia alternativa, misure che impediscano alle imprese di delocalizzare; democratizzazione delle istituzioni finanziarie internazionali come il FMI e la Banca Mondiale, stop alla privatizzazione dell'acqua e ai cibi geneticamente modificati, sostegno alla scuola pubblica e piena gratuità della formazione, controllo del mercato delle armi ecc. Pare che gli estensori del documento siano più di un centinaio e non è facile quindi prevedere quale piega prenderà la discussione. Nel frattempo il movimento si è esteso a più di settanta città americane e si è congiunto alle altre mobilitazioni già in corso in altri paesi europei ed asiatici. Come è noto il 15 ottobre è stata una giornata di lotta su dimensione globale con 950 manifestazioni (così si dice) in ottanta paesi. Benché negli anni passati ci siano state manifestazioni tenute negli stessi giorni in diversi paesi, in questo caso, ci troviamo di fronte alla prima giornata di lotta condotta simultaneamente a livello mondiale. Essa rappresenta quindi un fatto storico, una pagina nuova nell'epopea delle mobilitazioni popolari. Overleft riconosce l'importanza di questi movimenti per la carica critica che manifestano nei confronti di un'economia ispirata ai principi del neoliberismo, guidata dall'alta finanza, fondata sul profitto e sulla logica di mercato e intende seguire per quanto possibile il loro percorso con approfondimenti tematici, riflessioni, pubblicazione di documenti. Nel frattempo continuiamo a seguire il nostro tragitto di ricerca e discussione sui problemi economici e culturali del tempo presente con la diffusione di questo terzo numero (quarto comprendendo il numero zero) della nostra rivista on-line). Nella rubrica Con Marx oltre Marx, vengono presentati  due ritratti dell'autore di Il Capitale (il primo di Jacques Attali, il secondo di Eric Hobsbawn) e uno di Frederic Engels (di Tristram Hunt) che dimostrano il rinnovato interesse per la loro vita e per le loro teorie ritornate di attualità dopo la fine delle esperienze del socialismo reale. Nella sezione intitolata L'altra globalizzazione, su concessione di Pino Ferraris, viene presentato il suo studio, che è l'unico apparso in Italia, sui numerosi suicidi avvenuti a France Telecom e in altre aziende francesi: episodi che mettono in luce la barbarie a cui può arrivare una organizzazione del lavoro postfordista integralmente subordinata al profitto. Per Dopo il diluvio pubblichiamo saggi sui poeti Marianne Moore, Wallace Stevens, Alice Ceresa, Dino Campana e Giacomo Leopardi (tutti poeti a dire il vero di ‘prima’ del diluvio!). Per Spigolature proponiamo un'intervista a Loris Caruso, l'autore di un interessante studio sui movimenti del No-Tav e No-Dal Molin, che aggiorna le analisi sulla mobilitazione contro l'alta velocità in val di Susa alla luce dei nuovi avvenimenti.

Non apriamo questo numero col consueto dibattito redazionale: abbiamo tuttora in corso nuove riflessioni sull’anomalia italiana, sulle forme del lavoro, ma in particolare una disamina sul rapporto tra stato italiano e Vaticano, tutto ciò è in programma per il prossimo numero.

 
La Chiesa cattolica come anomalia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Febbraio 2012 17:52

di Aldo Marchetti

1 Premessa

Nella redazione di Overleft si è aperta da tempo una discussione sulle anomalie del caso italiano. Ritengo quindi utile dare inizio a una serie di interventi su questo tema che del resto è stato sviluppato, in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia, da studiosi di diverse discipline, talvolta con risultati di notevole interesse. Penso, ad esempio, ai lavori di Ginsborg (Salviamo l'Italia), Cassese (L'Italia una società senza stato?), De Luna (La repubblica del dolore).

Spesso le riflessioni si soffermano sul ritardo nella formazione dello stato unitario, la partecipazione marginale del popolo, lo squilibrio tra le regioni del paese. Anche lo sviluppo industriale sarebbe avvenuto in modo stentato,Roma, 11 febbraio 1929. trascinato più dallo stato che dai capitali privati e con una carenza cronica di capacità manageriali. La formazione di una società democratica matura e di un'identità nazionale, a loro volta sarebbero state impedite da una lunga storia di divisioni e particolarismi. In questa sede mi soffermo su un'anomalia indiscutibile: quella della presenza dello Stato del Vaticano nel territorio nazionale e dell'influenza della Chiesa sulla vita civile. In nessun altro paese al mondo trova dimora il centro di  potere di una religione universale che è anche uno stato in uno stato. Nessun'altra religione è organizzata come una monarchia assoluta con a capo un pontefice che concentra su di sé tutti i poteri religiosi e che è anche un capo di governo (va aggiunto, per inciso, che nessun'altra religione si presenta, nei momenti rituali, con lo sfarzo di un'antica corte orientale come quello di cui si ammanta il papa romano. Ricordiamo che la sedia gestatoria sormontata dal flabello, la cerimonia dell'incoronazione e il trono papale sono caduti in disuso solo con papa Luciani mentre l'imposizione della tiara, simbolo della concentrazione dei tre poteri, è stata abolita a partire dal pontificato di Paolo VI ma resta come emblema sulla bandiera vaticana). Queste pagine non trattano tuttavia del problema del rapporto tra Vaticano e Stato italiano ma si soffermano su un aspetto particolare della presenza cattolica: quello dell'indebolimento progressivo dello spirito religioso e del modo in cui la Chiesa reagisce a questo processo, riorganizzando da una parte i gruppi di laici ad essa legati e accentuando dall'altra i caratteri più tipicamente conservatori della propria dottrina. In effetti ci troviamo di fronte a un paradosso. Quanto meno la religione conta nella vita del popolo tanto più la Chiesa cerca di imporsi nella vita civile e politica e quanto più la Chiesa si allontana dalla società moderna tanto più si rinchiude in sé stessa affermando il carattere più retrivo e dogmatico della sua dottrina. Ciò che si cerca di fare in queste note è riflettere, in modo del tutto iniziale, su queste contraddizioni.

 

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Di corpi e di parole PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Febbraio 2012 16:53

di Adriana Perrotta Rabissi

I corpi sono quelli delle donne, che negli ultimi tempi si affacciano sempre più numerose, anche in Italia, sulla scena della politica, della cultura e dell'economia. Le parole sono quelle impiegate dai principali mezzi di comunicazione per parlare di loro.

Leggendo articoli sui quotidiani nazionali, ascoltando radio e televisioni, si osserva una generale nominazione maschile degli incarichi pubblici, istituzionali e professionali pur esercitati da donne, con un corredo di veri e propri errori grammaticali e torsioni espressive che sfiorano il ridicolo; c'è anche qualche tentativo coraggioso, e un po' incerto, di declinare al femminile cariche e titoli riferiti a donne, secondo le regole della morfologia.

Tentativi che riscuotono spesso critiche e/o commenti spesso ironici, quando non sarcastici, accompagnati da fantasiose e deboli argomentazioni, che reggono poco sia sul piano grammaticale sia su quello logico, ma che segnalano un profondo fastidio nei confronti di modificazioni della lingua in uso.

Tanto che viene da chiedersi il perché di tali resistenze di fronte a fenomeni di evoluzione linguistica, accettata senza problemi in altri campi, basti pensare ai termini provenienti da altre lingue nazionali, gerghi, codici, sottocodici, che dopo qualche tempo entrano nell'uso comune, sia che piacciano, sia che dispiacciano.

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Midnight in Paris, Woody Allen, 2011 PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Gennaio 2012 15:57

Un film di Woody Allen. Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Nina Arianda, Kurt Fuller. Commedia, durata 94 min. - USA, Spagna 2011. - Medusa, uscito venerdì 2 dicembre 2011.

L'ultimo film di Woody Allen è un tragicomico ritorno a Parigi di un gruppo di americani in cerca d'autore. L'Europa, la sua cultura e la sua storia sullo sfondo; ma alla fine del film quale futuro ci attende?

Midnight in Paris, locandina

Midnight in Paris è, a un primo livello di lettura, un canto d’amore per Parigi: Woody Allen lo aveva già fatto in Tutti dicono ti amo, ma in quel film era il riverbero sull’America che contava e poi le città protagoniste erano tre (New York e Venezia le altre due), mentre in quest’ultimo è la ville lumière al centro, sebbene le considerazioni che il film suscita si possono estendere all'intera Europa.

Il film è idealmente diviso in tre parti, inframmezzate da due sequenze fotografiche, più che cinematografiche: istantanee, quasi dei fermo immagine o fotogrammi, tanto che a volte di sente in sottofondo il clic dello scatto fra un’inquadratura e l’altra. A volte la durata è leggermente più lunga, quel tanto che basta perché lo spettatore se la ricordi meglio: è così, per esempio, con una veduta della tour Eiffel incastonata fra palazzi e case più antiche, tanto da sembrare la citazione di un quadro metafisico. In altri casi è il dettaglio più scontato (per esempio un’insegna di Dior), l’Operà, la colonna Vendome, Place de la Concorde, squarci di giardini che sembrano quadri impressionisti e naturalmente i caffè; nella seconda sequenza un'inquadratura in primo piano della Shakespeare&Company, mentre da essa sta uscendo il protagonista maschile del film, completa l'omaggio alla città e alle sue bellezze. Sono immagini da cartolina e la sequenza me ne ha ricordato un’altra, di un film di alcuni anni fa, di un grande maestro del cinema europeo: Manoel de Oliveira.

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La vita rivoluzionaria di Frederick Engels, di Tristram Hunt, ISBN, Milano 2010 PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Franco Romanò

Hunt ci offre la biografia intellettuale di Engels, le trasformazioni del suo pensiero a contatto con la rivoluzione industriale. Engels politico, organizzatore, antropologo, ma specialmente fondatore della Spd e curatore delle opere diLa vita rivoluzionaria di Friedrich Engels Marx.

1) “Byron e Shelley, erano letti solo dalla classe operaia perché in casa di un borghese erano disdicevoli.” Questa affermazione di Engels, citata da Hunt in questa biografia ci dà subito la cifra del libro: una meticolosa ricognizione della formazione del pensiero di Engels e delle sue osservazioni ‘sul campo’ o sarebbe meglio dire sui diversi campi (da manager dell’azienda di famiglia, a soldato e stratega durante la sollevazione prussiana, all’apprezzamento, da vero intenditore del vino di Provenza, fino all’organizzatore che porterà alla nascita del Partito socialdemocratico tedesco), sembrano costituire un unico modo di procedere da parte di una personalità che faceva dell’esperienza diretta il suo vero campo d'azione. In questo senso, dal libro emerge quello che già si sapeva ma che trova verifiche puntuali e meticolose: la sua complementarietà con Marx, diversissimo da lui, l'accettazione senza invidia (solo con qualche sofferenza durante il periodo ‘manageriale’ della sua vita che Engels subì per mantenere economicamente l'amico), del ruolo di spalla, sottolineata da una frase che ricorre più volte nel libro: "… Marx era un genio, noi altri al massimo avevamo talento…”.

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Jaques Attali, Karl Marx ovvero lo spirito del mondo, Fazi Editore, 2006 PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Aldo Marchetti

Attali non è un marxista e non lo è mai stato. Ha trovato tuttavia nella lettura dei testi di Marx un'utile guida nelle sue ricerche sull'economia del tempo presente. Il ritratto che ha disegnato dell'autore de Il Capitale quindi non haJaques Attali, Karl Marx ovvero lo spirito del mondo, Fazi Editore, 2006 nulla di apologetico e mette in evidenza le lacune, i difetti e le contraddizioni del pensiero marxista. Ciò nonostante la figura del filosofo di Trevisi emerge in tutta la sua grandezza come uno dei massimi pensatori della modernità. Quello forse che con maggiore chiarezza ha saputo analizzare il sistema capitalista in tutti i suoi risvolti compreso quello della tendenza alla globalizzazione. E' proprio la globalizzazione, questo il messaggio di fondo del libro di Attali, a rendere nuovamente attuale il suo sterminato lavoro.

Jaques Attali nell'introduzione del suo libro precisa: “Non sono mai stato e non sono marxista in nessuna accezione della parola”. Quello con l'autore del Capitale è stato per lui un incontro tardivo dovuto a uno scambio di lettere con Louis Althusser. Da allora tuttavia non ha più potuto abbandonare la lettura del filosofo di Treviri, affascinato dalla forza della sua dialettica, dalla potenza del ragionamento e dalla lucidità dell'analisi. Per lui Marx rappresenta:

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Eric Hobsbawn, How to Change the World - Tales of Marx and Marxism, Little, Brown, London 2011 PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Laura Cantelmo

Una storia delle sue applicazioni e di come nel socialismo reale si elaborò quella teoria dello stato che Marx e il suo sodale Engels non portarono mai a compimento. L'enorme influsso sulla cultura e sulla teoria politica delEric Hobsbawn, How to Change the World - Tales of Marx and Marxism, Little, Brown, London 2011 XX secolo ne  rendono imprescindibili la conoscenza, l'approfondimento e  il suo riconoscimento come formidabile metodo di analisi della società capitalistica  e delle sue crisi.

Il “racconto” dell'evoluzione della teoria marxiana e l'individuazione dell'umanesimo insito in essa. La sua attualità è dimostrata dall'attenzione ad essa rivolta dagli economisti di scuola liberista. Una storia delle sue applicazioni e di come nel socialismo reale si elaborò quella teoria dello stato che Marx e il suo sodale Engels non  portarono mai a compimento. L'enorme influsso sulla cultura e sulla teoria politica del XX secolo ne rendono imprescindibili la conoscenza, l'approfondimento e il suo riconoscimento come formidabile metodo di analisi della società capitalistica e delle sue crisi.

Marx: un fantasma che si aggira per il mondo e di cui il mondo non riesce a liberarsi. In tempi di anti-comunismo, di demonizzazione indiscriminata di quanto il comunismo reale ha prodotto, potrà  forse sorprendere che le opere marxiane non siano mai veramente finite “in soffitta”, come polemicamente affermava Bordiga. 
Il lavoro di Hobsbawn vuole essere un racconto più che una trattazione accademica o un manuale operativo per militanti.

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Francia: suicidi sul posto di lavoro di dipendenti altamente qualificati. PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Pino Ferraris

La questione dei suicidi sul lavoro in Francia si pone da almeno un decennio. Nella stessa France Télécom decine di suicidi di dipendenti di alto livello sono avvenuti già nei primi anni del nuovo secolo. Ma la cronaca non manifestò alcun interesse per la questione.  Bisogna aspettare il 2004, quando Dominique Decéze pubblica  'La macchina tritatutto' . Il libro descrive in modo preciso i nuovi metodi di gestione brutali con i quali l'azienda, appena privatizzata, realizza una radicale ristrutturazione.

Il quotidiano parigino Le Monde del 26 settembre 2009 esce con un vistoso titolo in prima pagina: "Corsa alla produttività, concorrenza spietata: perché i dipendenti si suicidano sul posto di lavoro". Dalla prima pagina si rinvia ad un' ampia inchiesta condotta dal giornale che pone al centro i 23 suicidi che, nei mesi estivi, si sono succeduti a France Télécom. Larticolo di fondo che apre l'inchiesta è firmato da Cristophe Dejours, noto docente universitario di psicoanalisi della salute sul lavoro (1). Questo il titolo: "Contro l'isolamento, l'urgenza di una dimensione collettiva".

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Intervista a Loris Caruso sul movimento NoTav PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

a cura di Laura Cantelmo

Loris Caruso è un ricercatore precario in Scienze politiche e sociali. Collabora con L'Università di Torino e di Milano-Bicocca, dove si occupa di movimenti sociali e comunicazione politica.

 

Dopo il referendum sull'acqua pensi che i No Tav abbiano trovato maggiore solidarietà nel paese?

Già ne avevano tantissima. I No Tav rappresentano un modello molto rispettato. La solidarietà in parte è cresciuta per il legame instauratosi con il discorso dei beni comuni. Questo della Val di Susa, col passare del tempo, è l'unico movimento a reggere, insieme a quello dell'acqua. Anche perché è chiaro a tutti, anche ai più accaniti sostenitori del progetto della ferrovia, che essa non serve a nulla: gli argomenti di costoro non sono mai di tipo tecnico, ma puramente ideologico.

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Riflessioni sulla crisi PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Febbraio 2012 17:50

Il testo di seguito è stato scritto da Franco Romanò, ma accoglie sollecitazioni e riflessioni dell'intera redazione.

Gli scenari cambiano in continuazione o così sembra: tuttavia, alcune linee di tendenza paiono ormai delinearsi con sufficiente chiarezza, almeno per poter avanzare qualche ipotesi e previsione sensata. Tali linee di tendenza si manifestano prima di tutto sul piano geopolitico, mentre latitano o quasi sul piano della reazione dei popoli, nonostante micro sollevazioni un po' ovunque, ma che non riescono a raggiungere la benedetta massa critica. È per questo che discutere, ma specialmente agire, in un contesto come questo, è particolarmente difficile: da un lato le riflessioni di geopolitica, senza potere influire su di esse, hanno il sapore di dispute accademiche che, per quanto intelligenti, alla lunga generano un senso di frustrazione; d'altro lato, però, è impossibile pensare a qualsiasi forma di resistenza o autodifesa dal basso senza tenerne conto. Allora, per rendere più agile questa riflessione e non ripetere cose dette molto bene da Marco D'Eramo in due successivi interventi sul Manifesto, riflessione che condivido pressoché totalmente, mi limito ad alcune chiose ulteriori sulla situazione della Germania.

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Giorgio Caproni. Disabitante innamorato. PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Gennaio 2012 17:07

di Paolo Rabissi

Un'analisi dell'opera di Giorgio Caproni, uno dei grandi poeti del secondo Novecento, amato dai giovani, trascurato e poco pubblicato.

Il disabitante

E’ perenne congedarsi dal mondo la poesia di G. Caproni. Un congedo che dura più di cinquantanni, da Come un’allegoria che esce nel 1936 a Il conte di Kevenhüller del 1986.Giorgio Caproni

A leggere l’intera sua opera il sentimento di esilio nel mondo, che il poeta esprime, finisce col risultare dominante.Un sentimento che si fa via via più vivo dopo la tragica esperienza della guerra ma che diviene esplicita coscienza a partire dalla raccolta, pubblicata nel 1965, col titoloCongedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee. E’ su questo momento topico e su quelli successivi fino al termine della produzione di Caproni, saltando cioè per ora quella precedente, che vorrei soffermarmi per dichiarare, col poeta, quel sentimento.

Per chi sa  “d’avere più conoscenze / ormai di là che di qua”[1] cominciano a farsi necessari i saluti. Succede nella poesia del Congedo che dà  titolo alla raccolta. Il cerimonioso viaggiatore saluta, sul treno, i suoi compagni di viaggio, si scusa per il disturbo, si rammarica di non poter godere oltre della loro ottima compagnia. Segnali sicuri avvisano il viaggiatore che l’arrivo per lui è imminente, anche se il luogo del trasferimento è del tutto ignoto. Non solo: il viaggiatore confessa persino di non conoscere “quali stazioni / precedano la mia”[2].

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Le bambine di Alice Ceresa PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Adriana Perrotta Rabissi

Alice Ceresa, scrittrice eccentrica sia per vita che per scrittura, in un suo romanzo dal titolo Bambine analizza in modo lucido e ironico i ruoli, nella loro codificazione istituzionale, interni alla famiglia, svelandone la natura di gabbia immobilizzante e, alla lunga, distruttiva per adulti e bambini.
In questo articolo si dà un breve resoconto della sua passione per la scrittura e inoltre una lettura del romanzo in questione.

Alice Ceresa, scrittrice eccentrica sia per vita che per scrittura, in un suo romanzo dal titolo Bambine analizza in modo lucido e ironico i ruoli, nella loro codificazione istituzionale, interni alla famiglia, svelandone la natura di gabbiaAlice Ceresa immobilizzante e, alla lunga, distruttiva per adulti e bambini. In questo articolo si dà un breve resoconto della sua passione per la scrittura e inoltre una lettura del romanzo in questione.

Virginia Woolf nel saggio Una stanza tutta per sé affronta il tema del rapporto tra donne e  letteratura analizzando le opere di alcune autrici inglesi. La conclusione del saggio, costituito dal testo di due conferenze, la conosciamo: è necessaria prima di tutto l’autonomia economica (una rendita anche minima, e una stanza con serratura e relativa chiave, così che possa essere chiusa dall’interno) “per raggiungere quella libertà intellettuale dalla quale nascono le grandi opere”.

Solo con l’autonomia economica, dunque, si potrà disporre dell’indipendenza di giudizio che, insieme alle capacità e sensibilità necessarie a qualunque artista, donna o uomo che sia, permette ad una mente umana di “consumare tutti gli ostacoli” fino al loro dissolvimento, per divenire "incandescente".

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Il senso post-moderno dell’ossimoro leopardiano. "La Ginestra o il fiore del deserto". PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

Giacomo Leopardidi Paolo Rabissi

L’ossimoro leopardiano, presente nella poesia giovanile ‘L’infinito’ come in ‘La ginestra o il fiore del deserto’ uno degli ultimi Canti (privilegiato nell'analisi che segue), segnala la multidirezionalità dello sguardo del poeta in opposizione allo sguardo unidirezionale della modernità, propone un territorio di frontiera nel quale si realizza la compresenza di due aree di significati fortemente connotate l’una in direzione della sofferenza, della distruzione, della morte, l’altra nel senso della consolazione, della socievole propositività, della vita fiera e nobile e infine dell’amore. In questo territorio il nulla e la poesia intrecciano i loro fili in una trama nella quale è possibile cogliere l’intero disegno poetico dell’opera di Giacomo Leopardi e la parte più consistente della sua asistematica riflessione che lo colloca tra i più grandi pensatori del XIX secolo. Qualche tempo prima del diluvio, dunque.

Il titolo La ginestra o il fiore del deserto, uno degli ultimi canti composti da Leopardi a Torre del Greco nel 1836, è accompagnato da un sottotitolo costituito da un versetto del Vangelo di Giovanni : E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, che è un richiamo polemico nei confronti degli spiritualisti: è secondario rilevarlo qui, tuttavia in esso l’opposizione ossimorica tenebre-luce non passa inosservata. Di ben altra visibilità gode però nel titolo l’opposizione della coppia fiore-deserto.

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Il mondo in una stanza. La poesia di Marianne Moore. PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Laura Cantelmo

Schiva e poco propensa alle esibizioni pubbliche, sapeva tuttavia essere ironica e molto disponibile verso chi si rivolgesse a lei per un consiglio, come avvenne ad Allen Ginsberg e ad altri poeti, tra cui Wallace Stevens,  con i quali intrattenne un fitto epistolario La sua unica raccolta è intitolata semplicemente Poesie.

Poetessa statunitense vissuta nella prima metà del XX secolo, vicina al Modernismo di Eliot e Pound. Nella sua poesia estremamente originale e fuori dagli schemi, sia come tematiche che come versificazione, si trovano animali rari ed esotici, maschere di una personalità dalla grande sensibilità etica, legata alla religione presbiteriana.Schiva e poco propensa alle esibizioni pubbliche, sapeva tuttavia essere ironica e molto disponibile verso chi si rivolgesse a lei per un consiglio, come avvenne ad Allen Ginsberg e ad altri poeti, tra cui Wallace Stevens, con i quali intrattenne un fitto epistolario La sua unica raccolta è intitolata semplicemente Poesie.

Mi piace immaginare Marianne Moore ancora tra noi, nel suo appartamento di New York invaso dai libri, affacciato su una  strada alberata, vicino al ponte di Brooklyn. L’appartamento un po’ buio è in Cumberland Road, a pochi passi  da una drogheria  e da una chiesa presbiteriana. Questo lo scenario in cui si svolse nel 1960  l’intervista  per “The Paris Review” (1). che ci restituisce  un ritratto vivido e indimenticabile, da cui Marianne, uno dei monumenti della poesia del ‘900 statunitense, emerge nella semplicità, nella banalità, si può dire, dell’esistenza quotidiana, ma anche nell’intelligenza, nell’ironia, nell’assoluta naturalezza dell’eloquio.

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Wallace Stevens: ovvero... l'elegante discreto. PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Franco Romanò

Wallace Stevens è diventato negli ultimi decenni, un poeta sempre più letto e ammirato in tutto il mondo. In Italia, meno celebre di Pound ed Eliot, sì è conquistato un pubblico sempre più numeroso. Secondo Frederick Jameson Wallace Stevens Stevens è l'ultimo dei classici.

La fortuna di Wallace Stevens è cresciuta lentamente nel tempo. Schivo e aristocratico, egli mantenne sempre rapporti cordiali ma distaccati con l'ambiente letterario e tale atteggiamento, in una società sovraesposta come quella statunitense, dove tutto tende a diventare spettacolo, fa di lui un raro esempio di mimetismo, seppure non così estremo come nel caso dei suoi contemporanei Salinger e Marianne Moore, con la quale peraltro il poeta di Hartford intrattenne un lungo e interessante epistolario, rimasto per lungo tempo sconosciuto. Quanto alla sua notorietà in Italia, dobbiamo considerare che vi è stato un asse privilegiato di lettura della poesia anglo-americana nel nostro paese, intorno alla coppia Eliot-Pound.

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Che ritmo può avere un sogno. Una lettura dai “Canti orfici” di Dino Campana: Viaggio a Montevideo. PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

Dino Campanadi Paolo Rabissi

Figlio del Novecento, Campana vive il dualismo esistenziale più drammatico, quello tra follia e poesia, tra follia e vita.
La poesia di Campana è quanto di meglio egli è stato in grado di strappare ai disturbi di natura psicotica ai quali finì con l'arrendersi trascorrendo oltre quattordici anni in manicomio. Qui Campana, sottratto e sottrattosi a ogni vita di relazione, venne 'punito' per la sua follia con l'elettroshock (al tempo non era usato come terapia) finché anche all'autismo lo strappò la morte. I Canti orfici, usciti nel 1914 poco tempo prima di essere internato, sono stati letteralmente strappati alle crisi di follia distruttiva con un'operazione costata all'autore un evidente sforzo drammatico. L'impeto distruttivo Campana riuscì a vincerlo dando orecchio alla sua vocazione. Tutte le sue energie vitali Campana dovette concentrarle nello sforzo di dare al suo verso la forma e il ritmo che gli spettava.

Figlio del Novecento, Campana vive il dualismo esistenziale più drammatico, quello tra follia e poesia, tra follia e vita. La poesia di Campana è quanto di meglio egli è stato in grado di strappare ai disturbi di natura psicotica ai quali finì con l'arrendersi trascorrendo oltre quattordici anni in manicomio. Qui, sottratto e sottrattosi a ogni vita di relazione, venne 'punito' per la sua follia con l'elettroshock (al tempo non era usato come terapia) finché anche all'autismo lo strappò la morte. I Canti orfici, usciti nel 1914, qualche anno prima di essere internato (1918), sono stati letteralmente strappati alle crisi di follia distruttiva con un'operazione costata all'autore un evidente sforzo drammatico.

L'impeto distruttivo Campana riuscì a vincerlo dando orecchio alla sua vocazione. Tutte le sue energie vitali Campana le concentrò nello sforzo di dare al suo verso la forma e il ritmo che gli spettava. Che ritmo può avere un sogno? In ‘Viaggio a Montevideo’ è quello che può avere una nave  che ‘batte la tenebra’ sull’oceano e in inquieti mari notturni. In questa poesia, ma forse è lecito dirlo per tutta l’opera poetica di Campana, tutto sembra organizzato per dimostrare al lettore che quel viaggio è stato un sogno.

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